lunedì 19 dicembre 2011

Il subconscio

Ultimamente mi capita di ricordare qualche sogno, addirittura per qualche ora dopo il risveglio, e non so perchè, non mi era mai accaduto. Il problema è che sarebbe stato sicuramente meglio continuare a dimenticarli: i miei sogni sono inquietanti.
Inizio in medias res, se i miei più che arrugginiti ricordi di antologia/latino non m'ingannano, nel mezzo dell'azione.
Il luogo è sconosciuto, il tempo è attuale. C'è questa località, non si sa se lago, mare od oceano, una cittadina turistica, un sacco di gente, alberghi e palazzi vari. La zona altolocata, credo si tratti di quella, è composta di alcune palazzine diposte a mo' di quartieri romani, a formare un reticolo di vie. In una di queste c'è una persona, un artista di sicuro, non si sa se regista, poeta, scrittore o quant'altro, che, chissà perchè, diventa un modello, un'ispirazione. Non ci sono dettagli di conversazioni o massime o consigli, è più una figura, un ideale. Cerco sempre di allontanarmi da quella che dev'essere una vacanza per cercarlo, non si sa perchè c'è una certa accettazione, probabilmente perchè è il mio sogno e sono io a deciderlo. C'è una sorta di frequentazione, ma con un soffio di mistero: non si fa vedere al di fuori, io so che c'è, forse tutti sanno che qualcuno c'è, ma le finestre sono oscurate, le persiane chiuse, l'appartamento ermetico. Entro dai garage, salgo tutto il giroscale, ed entro in questo appartamento, dove c'è un'atmosfera gioiosa, molto aperta, un'aria felice, ma il tutto rinchiuso tra quelle mura. Deve restare nascosto. Una volta una persona, non lui, mi chiede se sono venuto in bici. Ero in bici. Mi chiede di spostarla, quasi si arrabbia, è un segnale di comunicazione, di vita. La sposto, e non ci torno più, in bici. Una sera sono a cena con i miei, non è importante, il tempo e il luogo si spostano in fretta in quei garage. Ci sono lavori, è tutto vuoto e silenzioso, ma non importa. Salgo come sempre, entro come sempre, ma c'è tensione. Le porte del balcone sono aperte, si può vedere da fuori.  Mi chiedono di andare a chiuderle, dal balcone di fronte quacuno apre il fuoco. Rientro, ci precipitiamo per il giroscale, ci stavano aspettando. Uccidono tutti loro, mi portano nei garage, censura per pudore, quasi mi vergogno per quello che ho sognato. Riesco a fuggire, attraverso il lago, approdo sulle sponde di un paese orientale, e il sogno svanisce.

C'è un unico riferimento a qualcosa di conosciuto, ed è un riferimento piuttosto valido, per quanto tutta l'ambientazione mi risulti angosciante.

venerdì 25 novembre 2011

Gli altri

Un giorno un uomo stava viaggiando sul suo asino, con i suoi bagagli appesi all'animale.
Incontrò un altro uomo, che gli disse: "Ma come, hai le gambe per camminare, e sfrutti quella povera bestia per non fare fatica? Che pessima persona". Alchè l'uomo, sentendosi in colpa, scese e iniziò a camminare.
Poco dopo incontrò un altro uomo, che gli disse: "Come puoi sfruttare quella povera bestia facendole portare tutti i tuoi bagagli, così non devi faticare? Che pessima persona". Alchè l'uomo, sentendosi in colpa, prese i suoi bagagli e se li mise in spalla.
Infine incontrò un altro uomo, che si mise a ridere e gli disse: "Ma come, hai un animale a disposizione, e cammini e ti porti i bagagli? Che scemo!"

mercoledì 23 novembre 2011

Disorientato

Questa cosa del blog mi disorienta, ebbene sì. Non capisco bene perchè, ma immagino sia dovuto al fatto che non ho mai scritto (nè parlato, in realtà) da solo, se non ho qualcuno con cui condividere mi limito a pensare, e spesso penso comunque per i fatti miei. In ogni caso, awkward, dicevo. Scrivo e pubblico, quindi mi metto in gioco, e so che, se tutto va bene, ogni tanto due persone leggeranno quello che scrivo, e non so nemmeno se e come dei perfetti sconosciuti possono accedere, immagino di sì. Be', venghino siore e siori, fatevi avanti: a quanto pare, internet è la mia ultima fonte di conoscenze, e forse questa è la cosa più deprimente. Bell'esordio.
Comunque, non so quanto posso resistere aggrappato alla novità, nel senso che già su Facebook sono poco attivo, Google+ mi ci sono giusto iscritto... Sono un sacco conservatore, questo sì. Tradizionale. Difficilmente metto fuori il naso dalla mia tana, dalla mia piccola e insignificante vita che mi sto costruendo attorno. Sono un po' felino, in questo senso, o forse autistico: le cose hanno un ordine, una posizione vera e propria, e così devono rimanere, se no si complica tutto. Anche quando potrebbe andare meglio. E, da bravo gatto domestico, ho paura del mondo, del fuori, del resto. Ogni tanto mi posso stufare, mi posso sentire solo all'interno del mio guscio, ma poi mi passa, accade qualcosa (mai qualcuno) e mi ci ritrovo in pace. Un po' come un bambino che ha già vissuto l'età adulta, e non vuole crescere di nuovo, perchè sa che quello che lo attende non sarà più come una volta, sarà tutto molto più difficile.
Oggi i miei sono andati a vedere una casa. Grande, mi hanno detto, due piani più mansarda. Sono 14 anni che desidero una stanza tutta per me, sono anche almeno 4 anni che, di quando in quando, si visita una casa, e si lascia perdere. Mio zio ne ha appena presa una (che avevamo lasciato perdere, ndG), l'altra rimane ai figli. Bello. Chissà cosa mi aspetta, prima che le cose cambino veramente.

Se hai letto questo post o sei uno dei miei 4 unici amici, o sei stato incredibilmente sfortunato. In ogni caso, spero non starai contando quanti minuti della tua vita hai perso, nel qual caso a mai più rivederci: non è social network, è un diario privato. Pubblico.

Test time

Perchè diamine qua posso cambiare i caratteri e nel titolo no?